Programmare il futuro: Perché diventare programmatore/programmatrice PLC con un laboratorio d’eccellenza
Con l’avvento dell’industria 4.0, la richiesta di tecnici specializzati in automazione industriale è in costante crescita. Ma chi è davvero un programmatore PLC e di cosa si occupa questa figura professionale? Lo abbiamo chiesto a Mosè Alise, docente dei corsi di programmazione PLC della Scuola Pescarini e consulente in automazione industriale.
Chi è un programmatore PLC?
Mosè: “Un programmatore PLC (Programmable Logic Controller) è un professionista che progetta, sviluppa, perfeziona e si occupa della manutenzione di sistemi di controllo automatizzati, utilizzati in ambito industriale, come ad esempio negli stabilimenti e nelle linee produttive. Il suo compito è far funzionare gli impianti industriali in modo autonomo, secondo alcune caratteristiche specifiche”.
Di cosa si occupa in concreto chi programma i PLC?
Mosè: “Il compito di un programmatore o di una programmatrice PLC inizia con un’analisi preliminare delle esigenze specifiche del cliente, dopodiché procede secondo un ordine specifico:
- progetta il software PLC. Definisce la logica di controllo, crea gli algoritmi e progetta l’architettura del software in base alla normativa IEC 61131, che definisce i 5 linguaggi di programmazione specifici di questo ambito. Due dei linguaggi di programmazione sono grafici e tre sono testuali e, in base al software che il programmatore deve creare, può essere più agevole usarne uno anziché un altro. Inoltre, i linguaggi di programmazione PLC, quando sono scritti da un brand assumono il nome specifico scelto da quest’ultimo, come ad esempio Kop, il linguaggio grafico utilizzato per creare la logica di controllo. Per il panorama europeo, possiamo dire che Siemens, in quanto brand molto rinomato, fa sì che i suoi termini vengano riconosciuti come standard.
- Struttura l’interfaccia utente, detta HMI (Human-Machine Interface) o Scada. Crea le pagine e i comandi per permettere all’operatore di interagire con efficacia con la macchina;
- Procede poi con le operazioni di test e debugging, con cui il programmatore va a correggere eventuali errori nel funzionamento del software e dell’interfaccia;
- Redige la documentazione e la consegna al cliente;
- Cura la manutenzione e crea gli aggiornamenti del software in base alle richieste del cliente, anche in vista di problemi che possono derivare dall’uso continuo dell’impianto.
- In alcuni casi, può anche formare gli operatori di macchina: spiega loro come utilizzare gli strumenti e come gestire al meglio il processo di automazione”.
Quali sono le competenze principali che servono per questo mestiere?
Mosè: “Serve un mix di competenze tecniche e soft skills: conoscenze di elettrotecnica e del disegno tecnico ed elettrotecnico, padronanza dei linguaggi di programmazione specifici, conoscenza delle reti industriali. Si aggiungono poi grande precisione, attenzione ai dettagli e capacità di risolvere problemi, ma anche voglia di imparare e aggiornarsi perché il settore evolve continuamente”.
È un lavoro adatto anche alle donne?
Mosè: “Assolutamente sì. Anche se storicamente è stata per molto tempo una professione a predominanza maschile, soprattutto perché richiede di compiere delle trasferte, oggi sempre più donne scelgono questo percorso. È un lavoro che richiede attenzione e metodo e può dare grandi soddisfazioni, anche dal punto di vista economico e professionale”.
Come si diventa programmatori PLC?
Mosè: “Con una formazione adeguata e, soprattutto, pratica. È qui che entra in gioco la Scuola Pescarini. A Ravenna c’è un laboratorio d’eccellenza, attrezzato con 5 postazioni allievo, utilizzabili anche in coppia, e una postazione docente, dotate di CPU Siemens S7-1500, interfacce HMI Confort Siemens, drive per motori brushless e gestione dei segnali analogici-digitali. Gli studenti imparano simulando casi reali in cui risolvere problemi concreti di clienti potenziali”.
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